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Francesca Vandelli, giovane costumista

Mentre dal Palco Ducale del Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena osservavo rapita lo scorrere incalzante delle 23 scene che compongono lo spettacolo “#Cittadine! Alla conquista del voto” mi sono sorpresa più di una volta a considerare quanto fossero efficaci i costumi dei ballerini. Mi piacevano via via le nouances scelte e le leggere variazioni tra un abito e l’altro, ma avevo soprattutto notato la capacità della costumista di sintetizzare con capi semplici il concetto storico che doveva essere rappresentato .

Non sapevo chi fosse l’artefice di un lavoro così complicato e moltiplicato e men che meno mi aspettavo di conoscerla di persona di lì a poco. Francesca Vandelli è giovane ma ha già le idee chiare di chi si è preparata con scrupolo: Arturo Cannistrà, che sa individuare i suoi collaboratori al primo sguardo, lo deve aver capito al volo. (Nella foto qui sotto Francesca è la prima da sinistra)

francesca-vandelli

E’ la prima volta che mi capita di avere di fronte una vera specialista di costumi teatrali e non volevo perdere la ghiotta occasione di farci due chiacchiere. Così ho chiesto a Francesca di spiegarmi, e spiegarci, come è arrivata al risultato egregio che abbiamo potuto ammirare tutti al Pavarotti.

Mi ha raccontato per prima cosa di aver condotto una ricerca storica minuziosa riguardante  i dieci periodi storici citati nella narrazione scenica, utilizzando tutte le fonti disponibili: immagini, fotografie, quadri, di un periodo lunghissimo (dal 1789 al 1946) durante il quale si sono succedute trasformazioni epocali che hanno profondamente inciso sul costume e sul modo di abbigliarsi di donne e uomini. Quindi è passata alla realizzazione di quelle che in gergo tecnico si chiamano moodboards. Di cosa si tratta in realtà? Chiunque debba creare qualcosa dal nulla (direte, e a ragione, che è impossibile: ci si lega sempre a qualcosa che già esiste e lo si modifica, talvolta migliorandolo!) ha bisogno di raccogliere visivamente gli stimoli e gli spunti che mano a mano gli arrivano davanti. Sia per procedere nella sua opera di progettazione, sia per sottoporre il lavoro progressivo alla squadra con cui sta collaborando. Ecco quindi nascere una serie di “quadri” composti da abiti dell’epoca, accessori, stoffe, colori, indispensabili per passare alla terza e ultima fase, che è quella che vedrà impegnate le sarte.

Dalla visione complessiva del maggior numero di particolari legati ad un’epoca si  estrapolano gli elementi sintetici, che talvolta sono rappresentati solo dal colore, come nel caso del nero del periodo del fascismo o del verde militare del periodo partigiano, oppure da una foggia particolarmente caratterizzata, tipo la gonna a ruota longuette nera con la camicetta bianca.

(foto di Giulia BelloniLiceo artistico A. Venturi di Modena)

Se ci accontentassimo di lasciar solo scorrere delle piacevoli immagini davanti ai nostri occhi non potremmo capire, e quindi apprezzare fino in fondo, il lavoro invisibile che c’è dietro ad un spettacolo e che spesso viene svolto da persone schive, abituate a stare nell’ombra, che timidamente salgono sul palcoscenico solo a fine rappresentazione per ricevere un applauso collettivo… ricordiamocelo!

Mariagrazia Innecco

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